“Un’istituzione per gli urbanisti. La fondazione dell’Istituto Nazionale di Urbanistica nella costruzione dell’urbanistica italiana“, 2002, di Laura Besati


[in Salvatore Adorno (a cura di), Professionisti, città e territorio: percorsi di ricerca tra storia dell'urbanistica e storia della città, Gangemi, Roma, pp. 145-170]



Quando il 25 gennaio del 1930 l'Assemblea Generale del Comitato Organizzatore del Congresso Internazionale dell'Abitazione e dei Piani Regolatori propone di destinare l'avanzo di gestione di 230.125,30 lire «alla costituzione di un Istituto Nazionale di Urbanistica» forse non sono chiare ai proponenti le implicazioni disciplinari che l'uso della parola «urbanistica» porta con sé, ma è tuttavia già presente la coscienza del portato etico di quella disciplina, delle implicazioni sociali cui tanta rilevanza sarà data nello sviluppo successivo di studio e di attività dell'Istituto.

I primi anni di vita dell'Istituto sono gli anni in cui in Italia si definisce la figura professionale dell'urbanista e l'intento principale cui risponde la fondazione stessa dell'Inu è la necessità dell'imposizione dell'urbanistica nel panorama culturale, come disciplina con un proprio autonomo statuto scientifico: «L'Inu […] vuole dimostrare come l'urbanistica non sia argomento da affrontarsi senza specifica preparazione, ma abbia invece il carattere di una vera scienza positiva […]».

Nella convinzione che indagare la fondazione dell’Inu sia elemento essenziale per un ragionamento sui fondamenti della disciplina, questo saggio muove dalla curiosità di mettere a fuoco la storia di una nascita che appariva “celata”, e dall’intento di capire i motivi di questa sua assenza dalla stessa autobiografia – sia pur implicita – dell’Istituto.

 

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